Raccolta di recensioni e critiche su artisti italiani emergenti
Ginepro

Intervista a Cecilia Errede sulla spiritualità degli alberi

Gentile Antimo Palumbo, come sa, sono Cecilia Errede dell’associazione Aurum Il Divenire, mi fa piacere che abbia accettato questa intervista sullo spazio degli alberi.
“Fa piacere anche a me. Dove ci mettiamo a parlare ? Che ne pensi , visto che c’è il sole e  non fa freddo, se per te va bene possiamo spostarci all’aperto, proprio qui di fronte c’è il parco di Tor tre Teste.”
“Va bene! ”Ho accettato di buon grado, e l’intervista si è svolta, perfettamente in tema, su una panchina di fronte al laghetto del parco e rigorosamente accanto agli alberi.
“Bene, io la conosco come esperto di alberi perché ho partecipato a due degli “Incontri con Alberi Straordinari “ che lei organizza con la sua associazione ADEA e perché ho letto la rivista porno
La conosci?
“Si l’ho letta su internet.”
“Su Viavai ho una rubrica che si chiama “Alberi”, ogni mese tratto un albero, faccio una specie di viaggio, ormai da due anni, sul riconoscimento degli alberi che ci vivono accanto in città. Questo mese ho parlato del melograno, proprio quello che si trova davanti alla biblioteca, piantato per ricordare Giorgia Grandoni, un’operatrice culturale di Zetema e delle Biblioteche di Roma, scomparsa prematuramente a 30 anni. Le è stato anche dedicato un fondo di libri per ragazzi e bambini che porta il suo nome e il logo del fondo è proprio quello di  un melograno: un albero ricco di storia e tradizione.  Di solito faccio due articoli, uno sul riconoscimento e la storia degli alberi e uno sulla politica degli alberi a Roma che è una cosa abbastanza complessa. Sono anche il fondatore dell’Associazione che si chiama ADEA amici degli alberi, sigla che sta proprio per Amici Degli Alberi. Ho cercato un nome breve, facile da ricordare, che assomigliasse ad Adua o anche a  idea. E appunto l’idea dell’Adea è di proporre e di lavorare, che è ciò che sto facendo già da diverso tempo, sulla cultura dell’albero. Cercare di promuovere l’albero innanzitutto come essere vivente, non vederlo solo come un vegetale ma  come un essere vivente che in quanto tale è dotato di uno spirito.
Quindi vedere gli alberi da un punto di vista anche spirituale?
Ci sono tutta una serie di differenze e similitudini tra gli uomini e gli  alberi che poi si vedono nel tempo. Diciamo che ci sono tre tipi di specialisti: i botanici, gli agronomi,  e poi ci sono i forestali che si occupano dell’intervento sugli alberi delle montagne, nei boschi. Molti di questi specialisti vedono gli alberi in maniera molto meccanica, come legno, come qualcosa da utilizzare con un fine pratico, invece a me piace giocare su una metafora che è: uomo/albero – albero/uomo, passando continuamente da uno all’altro dei due elementi.
Ci sono in realtà tutta una serie di aspetti interessanti che riguardano queste riflessioni. Determinati alberi in certe condizioni e in certi contesti possono arrivare anche a 400 – 600 anni di età. C’è un ulivo famoso in Sardegna che ha 3000 anni e ce n’è uno qui vicino, che siamo andati a vedere con l’Associazione e che torneremo a vedere prossimamente, quello di Canneto in Sabina che ha 2000 anni certificati col carbonio 14. Questo significa che comunque siamo in contatto con esseri viventi e spirituali, che sono stati testimoni di fatti e eventi che noi non abbiamo visto, sono ancora vivi e non solo, ma continuano ancora a fare grandi quantità di frutti: in questo caso le olive.
“L’albero come un essere che ha una fisicità e una spiritualità, che ha visto attraverso gli anni e i secoli la storia e fai un’operazione di parallelismo tra gli esseri umani e gli alberi”
“Si, diciamo che è una metafora, che rivela tutta una serie di cose in comune che noi abbiamo con gli alberi. Per esempio un doppio sistema di circolazione: noi umani abbiamo il sistema di circolazione del sangue e quello linfatico; gli alberi, quello della linfa elaborata (il floema) che porta zuccheri dalla foglia alla pianta e quello della linfa grezza o (xilema) che porta l’acqua dalle radici verso l’alto insieme ai sali minerali. In questo siamo abbastanza simili. E poi entrambi siamo fatti di cellule, anche se quelle degli alberi si differenziano dalle nostre perché  sono rivestite da una parete cellulare.” ,Una frase un po’ provocatoria,  che ho scritto su un articolo che è uscito per la rivista Silvae del Corpo Forestale dello Stato, (provocatoria perché non è stato ancora scoperto, però chissà forse un giorno qualche specialista lo scoprirà) è che gli alberi, come noi, potrebbero avere il cuore da qualche parte, chissà dove, in che forma, però potrebbe essere. Per esempio: l’altro giorno mi è capitato di passare subito dopo la caduta di un olmo, (ancora sotto la pioggia) di fronte al supermercato Auchan e ho pensato che: come esiste la sincope per le persone così potrebbe esistere per gli  alberi. Poi ci sono alberi e alberi, per esempio gli olmi sono molto megasesso. Diversi sono gli scrittori che hanno antropizzato gli alberi. Un esempio divertente è quello di  Mauro Corona che nel suo libro “Le voci del bosco”, tratta gli alberi dal punto di vista  psicologico. Per esempio  dice che i faggi sono come degli impiegati .
“Una psicologia, una società, dei ruoli?”
“Se uno va in una faggeta, i faggi sembrano tanti impiegati perché sembrano tutti uguali, tutti standard. Anche i pini tendono a assomigliarsi, mentre gli olmi sono un po’ più “con la puzza sotto il naso”, con una storia diversa. Storicamente l’olmo è uno degli alberi che meglio rappresenta Roma. Ogni volta che veniva inaugurata una chiesa veniva piantato un filare di olmi. E’ un albero con la corteccia bella e  robusta, è longevo e ha avuto e ha ancora oggi un suo percorso drammatico, visto che una specie di peste (seguendo la metafora albero/uomo), la grafiosi dell’olmo, nel giro di pochi anni e nell’arco di due ondate diverse, ha fatto morire milioni di olmi in tutto il mondo.  Tornando alla spiritualità degli alberi, Fred Hageneder dice nel suo testo famoso “Lo spirito degli Alberi”, che sono stati gli olmi stessi che hanno deciso di non esser più qui”

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L’arte plastica di Igina Collabucci Balla

Igina Colabucci Balla opera nel campo dell’arte figurativa in pittura e in scultura rispecchiando posizioni autonome e utilizzando tecniche interdipendenti.
Ha frequentato i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Roma e collaborato nel 1973 con lo scultore bulgaro di recente scomparso Assen Peikov, che l’ha incoraggiata ed edotta nel difficile mestiere.

“…Con un’estrema probità nell’esecuzione della tecnica elaborata alla scuola del Maestro bulgaro la Scultrice modella delle figure muliebri o video porno di giovinetti, stabilendo, attraverso le loro sembianze naturali, un ordine esterno positivo e benigno della natura, nella vigorosa funzionalità del modellato bronzeo”. (Sandra Giannattasio)

“…Eccole le sue danzatrici, le sue ginnaste, le sue plasticissime figure maschili e femminili. Accurate indagini sulle possibilità estreme dell’uso geometrico del corpo umano. Sono una sorta di fotografia del limite, piccoli monumenti di forti tensioni, documenti di una lotta perenne contro il principio di gravità”. (Stefano Rolando)

Ultima delle sue suggestive opere per cronologia e collocazione e’ il ritratto di Sua Santita’ Giovanni Paolo II, “La Maschera della sofferenza, espressione del dolore, dell’affetto, della comprensione, dell’implorazione del Papa”, donato al Pontefice in San Pietro, porno francais Citta’ del Vaticano, mercoledi’ delle Ceneri, 25 febbraio 2004.

Per una visione completa di Igina Colabucci Balla visita
le Esposizioni e le Opere pubbliche

Hanno scritto su Igina Colabucci Balla

I critici: Maurizio Calvesi, Claudio Strinati, Carlo Cibien, Andrea Mondello, Aldo Gerbino, Tony Bonavita, Sandra Giannattasio, Luigi Tallarico, G.L. Biagioni Gazzoli, Luigi Carta, Stefano Rolando, Francesco Sicilia, Maria Elena Crea, Benito Livigni, Valeria Fiore, Simone Arduini, Angela Santaniello, Orazio Larocca, Santa Di Salvo, Angela Noya, Fabrizio Venturini, Ken Shulman, Miriam Cristaldi, Gianni Franceschetti, Giuseppe Massimini, Andrea Cilento, Francesco Sisinni, Stefania Severi, Daniele Vanni, Franzina Ancona, Berenice, Claudio Ferroni, Gianfranco Ferroni, Bernadette Golisano, Sergio Maurizio Soldini, Gaetano Bonicelli.